martedì 8 novembre 2011

mi sono sempre immaginata con un maglione con le maniche sformate starmene in biblioteca con davanti la critica della ragion pura, la pioggia fuori e gli scaffali. ho sempre pensato potesse essere un bel quadretto, mi trovavo simmetrica,io la noia, pagina 783 e lo spigolo del tavolo come il triangolo di archimede. peccato che a viverla la noia non è così estetica, è fangosa. non le segue le regole dell'ipotenusa.

venerdì 4 novembre 2011

in agosto venivo a trovarti per una settimana intera, non ricordo se mi sembrasse un sacco di tempo o no. la valigia lo era, un sacco. con dentro un sacchetto per la biancheria e tanti calzini che avrei potuto cambiarne due paia ogni giorno.mi portavi al cus, si chiamava così era la sigla di qualcosa e facevamo un sacco di sport. io non ero brava in niente ma ero buffa e così qualcuno voleva sempre palleggiare con me. mi venivi a prendere e stavo un po' sulle tue ginocchia in ufficio in mezzo ai tubi coi progetti ai modellini con la sorpresina dei bastoncini findus, il Capitano che se ne stava nel patio di cartone, incollato al parquet con una goccia di vinavil. agosto è davvero diverso da Agosto. la sera non volevo dormire piangevo finchè non arrivavi tu con la canottiera bianca e ti arrabbiavi mi sgridavi ma poi ti mettevi a russare lì vicino a me. quando andavi in apnea ti scuotevo forte. non volevo che annegassi eri il mio palombaro preferito.

lunedì 24 ottobre 2011

svuotiamo il libretto dei risparmi per l'università e compriamo una chiatta, una houseboat, una penìche. compriamo anche un barattolo di vernice a basso prezzo color mattone e dipingiamola una mattina di ottobre poi inauguriamola con lo champagne ma senza romperlo. poi partiamo. se ci sarà una falla nello scafo ci metterò i tuoi calzini di spugna, una situazione provvisoria fino a quando avrai imparato a ripararla, nel frattempo sarai diventato un falegname. ti toglierò schegge di legno dalle dita e le metterò in un carillon.

lunedì 17 ottobre 2011

capita che la gente si aspetti di vedermi crollare da un momento all'altro. la gente pensa sempre che quando qualcuno muore la vita diventi indigesta ed è un cliché. la vita va avanti e non fa nemmeno troppo male se non ci si costringe a pensarci ma quello è da martiri del cazzo. va avanti spesso come se niente fosse successo e questa cosa mi affascina parecchio questa specie di forza meccanica per cui morto un papa se ne fa un altro per cui nei cimiteri ebraici gli alberi crescono alti e hanno le braccia lunghe.
mi ricordo da bambina ritagliavo le sottilette col coltello e disegnavo case gialle come la casa che avevamo a Ferrara che era gialla anche lei.avrei dovuto prenderti sulle spalle come Enea con Anchise e portarti fuori di casa oltre le mura con in cima i cocci verdi di bottiglia,volevo fare come lui ma avevi le flebo.Metastasi grosse come arance dicevano il tuo cancro allora profumava di fiori? mi piace pensare di si che ti fosse cresciuto un albero dentro ma chiederti di annusarlo sarebbe stato un po' troppo impertinente.

giovedì 20 gennaio 2011

In quel preciso momento l'uomo disse:
che cosa non darei per la gioia
di stare al tuo fianco in Islanda
sotto il gran giorno immobile
e condividerlo adesso
come si condivide la musica
o il sapore di un frutto.
In quel preciso momento
l'uomo le stava accanto in Islanda.
ciao questi nove versi sono io.

venerdì 10 dicembre 2010

T o u r n i q ue t.

corri finchè non devi fermarti ad annodare i lacci
emostatici. che altrimenti inciampi.