mi piaceva delle tue mani che mi stessero così bene indosso. tra le curve della mia gabbia a riposare negli spazi delle costole come su una vecchia sedia sdraio colorata " bagni lido di Cervia". Gli spigoli delle anche come mobili nei corridoi di una casa borghese. tu vivi in un appartamento al piano terra ma immagini quei corridoi e correrci attraverso e di sbattere contro le credenze degli argenti buoni, come palazzi. i nostri corpi seriali produzioni architettoniche a riscaldamento centralizzato.le lacrime giù per le grondaie, scendevi la mia schiena due gradini alla volta ed era spesso un frenetico inciamparmi attorno. i letti disfatti che sono i riccioli di pelo del tuo sesso. i denti come le ceramiche decò del bagno con le tue crepe perfette. chiama l'idraulico ad aggiustarci il sorriso. lo stipite della porta è quasi i tuoi polsi, i fili elettrici le nostre sinapsi annoiate pendolari impermeabili.
Ho queste piccole epifanie personali. Niente stella cometa e nemmeno le tasche piene di mirra. Oggi ho pensato a Baudelaire e la sua poesia ecco credo sia decisamente lo sporco il rifiuto umido e verdastro tra le mattonelle. Precisiamo. non è ancora poesia, ma lo diventa quando l'unghia con distratta ostinazione ne gratta via un pezzetto. quel che resta incastrato tra la pelle e l'unghia, direi che quella è la poesia di Baudelaire.
E abitavo la Berlino est del tuo cuore di tenebra. in un bilocale con le tubature a vista. la moquette era piena di topi. lo diceva de gregori.nella vasca da bagno facevamo il morto e facevamo l'amore.solo due pollici e un televisore. di televisore. stava nell'armadio con le cose che non volevi ricordare. giocavamo a non guarire.vincevi. spesso ma non sempre.guardavamo minestrone congelato sciogliersi.al sole.vestire il lutto per le falene andate a morire. vicino ai neon.dell'ascensore.
E in tutti i suoi sogni il cielo era vivo di farfalle copie riuscite male di deliziosi lepidotteri più simili a falli volanti non avevano alcuna grazia venivano dalle tue ciglia e si nascondevano sotto le coperte si vergognavano del loro esistere e ovunque volare e ormai erano cancro e tumore del vento e piangevano le loro crisalidi ed erano già signorine perdevano sangue dalle ali e ti aspettavano per morirti tra le gambe li dove la luce non poteva spingersi e farsi amare erano malate di aria malsana erano vecchie di venti ore