martedì 7 settembre 2010

Altalente.

Una mosca sul cuore
e un Bloody Mary tra le dita nicotina,
pensavi a chicchèssia
e ulteriormente insaporivi i salatini
di amaro dagli occhi gocciolare.
La cameriera esprimeva le sue più sentite condoglianze
per la perdita del tuo fegato disperato
tu l'avresti voluta nascondere sotto il tavolo
darle la mancia per baciarle i capelli vagamente elettrici
e prendere 100 watt di amore in vena di quei fili suoi corrente.
Altre ciglia e clienti affollavano il locale.altre ciglia.
Uscivi claustrofobica di quei troppi corpi
e sotto molecole di ossigeno finalmente la mosca ti seduceva
di squallide francesi poesie, raccontate nelle tue orecchie.
Avresti anche voluto cavalcare altalene
ma eri troppo etilica per sbucciarti le ginocchia e non piangere
come quando bambina di lunghe trecce
leccavi scarpette vernice come rospi di zucchero
e tua madre altrove
ad agitare lenzuola.

forse con quel tale
(di lui non ricordavi il nome di battesimo).

21.57

Eravamo sposati da chissà quante ore.
agosto entrava impertinente dalle persiane ma io ti avevo dipinto le palpebre di nero per non sentirlo arrivare.
sotto le coperte fingevamo fosse febbraio e correre nella neve ma il sudore ci tradiva.stavamo abbracciati alle volte, altre volte no. diciamocelo, avevo trascurato le faccende domestiche, c'erano piatti da lavare e colletti da stirare e la tua barba da radere e le mosche sai, sugli avanzi di torta. facevano simposi platonici e succhiavano erotiche Oggi sposi di candida glassa, io non ero invitata a quel party. I fondi di caffè non avevano niente di interessante da dire e i divani gridavano chiamatuamadredillechelamichiedilepochieuro. prendevo tempo e ti scrivevo lettere di polvere sulla cassettiera.
poi ti ho detto voglio un frullatore, sarà tutto ok se avremo un frullatore 8 velocità. bimba col frullatore non ci paghi l'affitto, mi hai detto. il tuo s a r c a s m o mi dà i nervi, mi farai venire un'ulcera. ho preso i bicchieri da cocktail regalo di nozze diqueituoicugini e ho preparato aperitivi Lexotan e ombrellini, alcuni erano rotti ho scritto sul frigo comprare ombrellini da cocktail nuovi so che non lo farai. le benzodiazepine le ho lasciate fare sesso nelle mie vene e venire nella mia testa. penso ancora che un frullatore sistemerebbe ogni cosa mi succede spesso si chiama desiderio ossessivo compulsivo. mi sfotti e ci aggiungi distocazzo, non fa ridere. la mia analista dice che dovrei smetterla di sporcare la mia vita ,di cagarci sopra. l'ha detto e mi sono vergognata lei l'ha capito e mi ha offerto una caramella balsamica. smettere di sposarmi e scoparmi e un'Idea,dice la mia analista.

sabato 28 agosto 2010

;

nascondevo perle opalescenti saliva nella grotta che era la tua bocca.

domenica 22 agosto 2010

sai,

ho l'armadio pieno.di scheletri.mi rubano i vestiti e non mi fanno dormire.

giovedì 12 agosto 2010

come i sassi e i fili d'erba, non avere identità.

ecco cosa vorrei adesso.

lunedì 22 marzo 2010

17.37

faccio dell'altro.

penso. leggo. scrivo.

penso ai surgelati, alle canottiere bianche di mio padre, al colore dei mobili in ospedale che dovrebbe rallegrarti e invece ti deprime, e ti resta in testa e non ti comprerai mai una maglia di quell'arancione-sedia di corsia su cui hai aspettato che qualcuno morisse. soprattutto se quel qualcuno non è un qualcuno qualsiasi.

leggo poesie e mi costringo a non tradurle in italiano. leggo borges e laforgue e leggo hikmet e alda merini e montale e libri che parlano di me perchè le storie degli altri irrimediabilmente mi annoiano.

scrivo ma scrivo su splinder perchè posso scrivere piccolo e grigio ed è una cosa adorabile.

ah, disegno capezzoli e bevo camomilla.


per il resto pànta rèi òs potamòs, come al solito.

lunedì 1 marzo 2010

Moka.

sporcava di caffè le lettere d'amore di quello sconosciuto che l'adorava di biro blu. le parole le svegliava ed erano ti amo ed erano i tuoi occhi ed erano quanto sei bella e insieme con loro ballava ed era una musa e c'era chi si sarebbe ucciso per lei. leccava caffeina e un pittore l'avrebbe certo dipinta euforica e gocciolava dalle palpebre sbarrate come le sue gambe.