mercoledì 27 ottobre 2010

Polaroid.

E abitavo la Berlino est del tuo cuore di tenebra. in un bilocale con le tubature a vista. la moquette era piena di topi. lo diceva de gregori.nella vasca da bagno facevamo il morto e facevamo l'amore.solo due pollici e un televisore. di televisore. stava nell'armadio con le cose che non volevi ricordare. giocavamo a non guarire.vincevi. spesso ma non sempre.guardavamo minestrone congelato sciogliersi.al sole.vestire il lutto per le falene andate a morire. vicino ai neon.dell'ascensore.

mercoledì 29 settembre 2010

Edmund Rostand

Un apostrofo rosa.
in pezzi ai tuoi piedi.
migliaia.
coi cocci di quell'amore di vetro
mi cucivi un segreto sulla bocca

domenica 12 settembre 2010

[

sopravvivo,
vagamente

a me stessa.

martedì 7 settembre 2010

Falene.

E in tutti i suoi sogni il cielo era vivo di farfalle
copie riuscite male di deliziosi lepidotteri
più simili a falli volanti non avevano alcuna grazia
venivano dalle tue ciglia e si nascondevano sotto le coperte
si vergognavano del loro esistere e ovunque volare
e ormai erano cancro e tumore del vento
e piangevano le loro crisalidi ed erano già signorine
perdevano sangue dalle ali e ti aspettavano per morirti tra le gambe
li dove la luce non poteva spingersi e farsi amare
erano malate di aria malsana
erano vecchie di venti ore

erano falene
puttane
infette.

La sarta di Spoon River.

E c'era la Chiesa c'era il Barbiere e il negozio di stoffe
c'era miss Dora Williams vedova di mille uomini
nascondeva elisir d'amore e cianuro nella scatola del cucito
tra una capocchia di spillo e un ditale.
piangeva ogni notte i mariti defunti,
naufraghi soldati furfanti
cucendo per loro interminabili corredi funebri
conservava ago e filo in gola
e ovunque cantava odi a Cristo
martiri entrambi lo teneva crocifisso al seno
e non aveva corone
nè vangeli
nè spine.
la noia il suo Calvario.
Le donne alla messa bisbigliavano
di certe sue abitudini
e certi suoi ospiti
e i loro mariti
sgualciti
a farsi rammendare un panciotto
ricucire un orlo
attaccare un bottone da lei
nell'appartamento vicino ai Champs-elysèes.

Madame T a e d i u m v i t a e


ogni seconda domenica del mese suonava alla porta.
Madame Noia entrava irriverente con valigie e una cappelliera
indossava vistosi copricapi a falda larga e piume pavone
sedeva sulla mia poltrona e ai piedi aveva Parigi,
legata con lacci di cuoio e tacchi alti.
Le lancette costringevano gli orologi della casa in religiosi silenzi
soffocare le ore e in ossequio di lei alcun rintocco.
si dilatavano interminabili spazi tempi e soffitti
e gocciolava tedio dagli occhi a fissarne dita
scandire eterni secondi sulla tabacchiera.
Quando Madame era in casa, ovunque era miele e fumo
incollava gomiti e pensieri di plumbea melassa.
aspettare anche le vene piantarla di lucide fluire,
unico divertissemènt pomeridiano.

Papaveri.

Ad Ercole le sue dieci fatiche
cantate dai rapsodi
e musicate ovunque di cetre.


Io piango per Psiche
e i suoi semi,
oppiacei.