lunedì 22 marzo 2010

17.37

faccio dell'altro.

penso. leggo. scrivo.

penso ai surgelati, alle canottiere bianche di mio padre, al colore dei mobili in ospedale che dovrebbe rallegrarti e invece ti deprime, e ti resta in testa e non ti comprerai mai una maglia di quell'arancione-sedia di corsia su cui hai aspettato che qualcuno morisse. soprattutto se quel qualcuno non è un qualcuno qualsiasi.

leggo poesie e mi costringo a non tradurle in italiano. leggo borges e laforgue e leggo hikmet e alda merini e montale e libri che parlano di me perchè le storie degli altri irrimediabilmente mi annoiano.

scrivo ma scrivo su splinder perchè posso scrivere piccolo e grigio ed è una cosa adorabile.

ah, disegno capezzoli e bevo camomilla.


per il resto pànta rèi òs potamòs, come al solito.

lunedì 1 marzo 2010

Moka.

sporcava di caffè le lettere d'amore di quello sconosciuto che l'adorava di biro blu. le parole le svegliava ed erano ti amo ed erano i tuoi occhi ed erano quanto sei bella e insieme con loro ballava ed era una musa e c'era chi si sarebbe ucciso per lei. leccava caffeina e un pittore l'avrebbe certo dipinta euforica e gocciolava dalle palpebre sbarrate come le sue gambe.

venerdì 26 febbraio 2010

spettri

il vestito da sposa
di mia madre
è vergine di pizzo
una candida puttana
accompagnata all'altare da suo padre
e altri abituali clienti.

Falle compagnia
conosce tutti i trucchi
del suo mestiere.

Può amarti ogni sera nell'armadio
per pochi spiccioli.

giovedì 25 febbraio 2010

le vacanze del duemilatrè.

tutti gli altri partivano per la colonia estiva
a noi restava l'asfalto e sognare di sogni avidi
le giornate di giugno passavano liete
tra semafori e spingersi un po' troppo in là.

crescevamo col sole negli occhi sai
crescevamo con le tue impertinenti ginocchia
loro crescevano con noi
ed erano già di un uomo
quando venne l'autunno e gli altri tornarono
e avevano scambiato indirizzi
e una goccia di sangue

ma non ti avevano visto
diventare uomo
non avevano vistole tue ginocchia
dimenticarmi nuda
a Ferragosto sull'erba.

mercoledì 24 febbraio 2010

Poros e penìa.

ti raccontano di Amore che è come una carezza del Signore.
e ti raccontano solo stronzate menzogne.
Amore è squallido.
Amore è un demone scalzo.
Amore dorme sdraiato per terra
sull'uscio delle case
per le strade sporche.
le notti le passa all'addiaccio, Amore.
è nudo.
è misero, quel figlio di Afrodite.

martedì 23 febbraio 2010

,

la parola del giorno è umiltà.
sono proprio brava a scriverla, mi viene benissimo.

martedì 9 febbraio 2010

Sunday morning.

i vetri appannati le concedevano quei due, diciamo cinque, ecco quei cinque secondi per sperare che fuori non fosse di nuovo arrivato il giorno, col primo treno del mattino puntale con le sue nuvole e i suoi semafori. ma che magari il mondo fosse bruciato durante la notte e lei potesse godersi il buio e spogliarsi per lui con beethoven intorno e l'inseparabile sua medusa nel caffè, senza zucchero. si sarebbe messa calzini bucati dimenticati tra le lenzuola da un amore o da suo padre, un amore comunque. calzini molto più grandi dei suoi piedi di tre numeri almeno, e avrebbe giocato a moscacieca con i mostri sotto il letto e preso il tè con gli scheletri che vivevano nell'armadio e avevano storie da raccontare. fingere di non avere che ossa l'avrebbe divertita oltremodo.